Ho aggiornato il contenuto della pagina il 14 Agosto 2026
Nel cuore della Sila Grande, a 1250 metri di quota, Torre Camigliati è stato per me un incontro felice. Come è stata una rivelazione viaggiare tra queste Terre alte, l’altra Calabria. Remota, schiva, lontana anni luce dai cliché del turismo costiero e dalle rotte più battute.
La Sila è un immenso altopiano granitico che si eleva nel cuore del Mediterraneo, regalando uno scenario così inaspettato da sembrare un frammento di Canada o di Svizzera misteriosamente incastonato nel Sud Italia. La natura ha qui qualcosa di solenne, di primordiale. Foreste immense di larici che svettano come giganti a guardia di un silenzio antico, montagne che sfiorano i duemila metri ma con forme dolci, quasi arrotondate. E poi i laghi Cecita, Arvo e Ampollino, grandi specchi d’acqua artificiali, che nel corso del Novecento hanno ridisegnato la geografia dell’altopiano. Nel 2002 è stato istituito il Parco Nazionale della Sila.

È qui, appena fuori l’abitato di Camigliatello Silano, che si trova Torre Camigliati, antica dimora nobiliare di campagna, circondata da settanta ettari di boschi, ruscelli e pianori coltivati, dal 1743 della famiglia Barracco che ne custodisce la memoria. L’austera architettura, tipica delle antiche residenze baronali silane, si svela percorrendo a piedi il vecchio viale di ingresso fiancheggiato da ontani e platani maestosi: la struttura imponente, a base rettangolare, si eleva su tre piani, con tetti spioventi e con quattro torri agli angoli, due di forma quadrangolare e due più regolari che ricordano la funzione difensiva.

La sua storia è indissolubilmente legata ai baroni Barracco, i grandi latifondisti che da qui governarono un impero di terre e armenti. Costruito nella seconda metà del Seicento e trasformato nell’Ottocento in una vera e propria tenuta fortificata, il Casino di Torre Camigliati fu per secoli dimora e centro delle attività agricole e forestali della famiglia. Nel 1920, il palazzo fu affittato dalla società Itas (Industria Trasporti Automobilistici Silani) che lo trasformò nell’Hotel più esclusivo della Sila, dove soggiornò anche il Principe ereditario Umberto II di Savoia. La guerra e poi la riforma agraria del 1950 ne decretarono il lento declino. Alla fine degli anni Novanta, Maurizio e Mirella Barracco, con un’imponente opera di restauro e recupero filologico, hanno ridato vita al palazzo di famiglia: oggi Torre Camigliati è un avamposto culturale e un manifesto di un turismo alternativo, intimo e profondamente connesso con la natura.

Si dorme tra spesse mura di pietra, le camere sono 10, tutte al terzo piano, tutte diverse e rese uniche da oggetti e arredi scelti con cura, che ricordano la storia della casa e della famiglia. Pavimenti in cotto, letti in ferro battuto, tappeti, mobili in legno massello, tessuti di tradizione locale e cimeli storici. C’è un salone con un grande camino che, nelle giornate d’inverno, diventa ritrovo intorno al fuoco, invito al tempo lento. Ad ogni passo si respira l’atmosfera di casa. Chiara Barracco, figlia di Maurizio e Mirella, si occupa dell’accoglienza con dedizione assoluta e mossa da un amore viscerale per la Sila, guida gli ospiti personalmente alla scoperta della tenuta, organizza esperienze immersive, come la raccolta di erbe spontanee e i laboratori di arte botanica, ma soprattutto è una miniera preziosa di consigli e suggerimenti su cosa fare e vedere nei dintorni. Seguitela, vi farà scoprire una Calabria diversa, fiera, colta, silenziosa e immensamente rigenerante.




Il piano terra del palazzo ospita la sede del Parco Letterario Old Calabria, Norman Douglas e i viaggiatori del Gran Tour, il progetto voluto da Mirella Barracco per promuovere la conoscenza di questa parte della Calabria che ha ancora tanto da raccontare. Il nome stesso è un tributo al celebre scrittore e viaggiatore inglese Norman Douglas, che agli inizi del Novecento attraversò a piedi queste montagne selvagge, rimanendo stregato da una natura mitica e primordiale. Nel 1915 pubblicò il suo diario di viaggio, Old Calabria, che resta un caposaldo per esplorare questi territori. Di sala in sala si ripercorrono le tappe del suo viaggio attraverso le straordinarie fotografie di Mimmo Jodice – progetto nel progetto – e si ritrovano luoghi, paesaggi, costumi e consuetudini delle popolazioni locali: le feste popolari, la devozione, la ceramica rustica, la tessitura della ginestra, l’intreccio del giunco.

A pochi passi dal palazzo nobiliare, negli edifici che un tempo erano destinati a rimesse agricole e spazi di lavoro, sono stati ricavati i Casali Rurali: sei unità indipendenti, completamente immerse nel verde, con una o due camere da letto, living con camino e cucina. Un’altra forma di ospitalità, più intima e profondamente connessa con la natura (e dog-friendly). Gli spazi sono stati progettati da Sila Barracco, architetto, e sorella di Chiara: calde doghe di legno al pavimento, alti soffitti a capriate, camini dal taglio contemporaneo. La meraviglia qui è aprire la porta e trovarsi a piedi nudi sul prato, fare la prima colazione sotto un Tiglio e in autunno accendere il camino.




Il patrimonio arboreo e botanico della tenuta merita tempo: alberi monumentali si alternano ad arbusti e radure che in primavera regalano fioriture spontanee. Si contano pini, abeti bianchi, ontani, pioppi, aceri di montagna, olmi e querce. Una grande varietà che in autunno dà spettacolo, quando il faggio, il pioppo tremolo e l’acero montano accendono il bosco con sfumature intense che vanno dal giallo dorato al rame e al rosso acceso.
Accanto alla vecchia Casa del Fattore, oggi abitata dalla famiglia Barracco, c’è una sequoia della California, alta più di 25 metri, piantata nel 1940.
Per chi ama camminare, Chiara ha delineato 5 percorsi all’interno della tenuta, (tutti di tipo Escursionistico, da 1,8 km a 3 km, con lieve pendenza) che alternano tratti di bosco fitto a campi aperti, vedute e corsi d’acqua.
Torre Camigliati è un meraviglioso rifugio per chi ha voglia di rallentare, per chi sa ascoltare il respiro del bosco e apprezzare il lusso del silenzio, dell’aria limpida, dell’acqua fresca di sorgente.





Prima di andare via, merita una visita anche la Nave della Sila, il Museo Narrante dell’Emigrazione, allestito nella vecchia vaccheria della tenuta. Il percorso espositivo si dipana in una scenografia che ricostruisce la tolda di un piroscafo e ripercorre – attraverso pannelli fotografici, video, illustrazioni d’epoca, vecchie pagine di giornali, musiche e attente ricostruzioni – il grande esodo verso le terre d’Oltreoceano, le speranze e le angosce di milioni di italiani, tra cui tantissimi calabresi, storie di bastimenti, di sogni e naufragi, di successi e disfatte.
Torre Camigliati è a Camigliatello Silano – Cosenza | Tel. 0984 578200.

















Mirella Barracco ⁶
Bravissima come sempre Donatella!!!