Ho aggiornato il contenuto della pagina il 26 Ottobre 2026
Piscinas. Costa Verde, Sardegna sud occidentale. Per arrivare qui devi volerlo. Non ci si passa per caso. La strada è come un rito iniziatico. Una pista sterrata. Polvere, guadi, vecchi binari arrugginiti. Le carcasse della memoria mineraria di Ingurtosu. E una fitta boscaglia di lecci, olivastri, ginepri.
La carreggiata si stringe, la civiltà sfuma. La strada è già viaggio. Un lento spogliarsi del superfluo per farsi accogliere dall’isolamento. Poi, l’improvviso. La macchia mediterranea si arrende. Comincia il deserto. Le dune più alte d’Europa. E poi il mare. Il finis terrae italiano.
In mezzo al nulla di sabbia, ecco l’Hotel Le Dune. Un miraggio d’archeologia industriale. Ex magazzino minerario nell’Ottocento, un tempo grigio di fatiche e picconi, è oggi un rifugio di luce e quiete. I nuovi proprietari, Luigi e Marcella, hanno compiuto un miracolo di visione e rispetto. Hanno preso quel vecchio deposito, già albergo a tre stelle, e prima ancora colonia estiva per i figli degli ex minatori, e lo hanno trasformato. Un eco-retreat a cinque stelle. Ma senza ostentazione. Qui, lo spazio, il tempo che si dilata, i silenzi e le notti super stellate sono il vero lusso.

L’ingresso è un ritorno al passato. Varchi la soglia e cammini in un lungo cunicolo in pietra: lo stesso tunnel dove un tempo sferragliavano i vagoni carichi dei minerali estratti a Ingurtosu prima di essere imbarcati. Oggi il buio è squarciato dall’arte. Le pareti ospitano un’installazione ipnotica del designer tedesco Moritz Waldemeyer, con micro pannelli a LED che ricreano il tremolio fiammeggiante delle torce dei minatori. C’è una profonda vocazione all’arte contemporanea che attraversa le camere e gli spazi comuni. Sculture, installazioni, dipinti che dialogano con la pietra dura, la luce e le tracce del passato. Che sono ovunque, dentro e fuori. Per ogni opera, c’è un QR Code che con video e testi racconta l’artista e il suo lavoro. Una collezione in divenire che è parte integrante dell’esperienza.



L’accoglienza ha il ritmo del luogo. Calda, sussurrata. Mai invasiva. Ventotto camere e suite, un salone con un grande camino e travi di legno antico al soffitto. Una biblioteca con libri e carte geografiche che raccontano la Sardegna delle miniere, una piscina protetta dai venti e una zona dedicata al benessere, intima e raccolta, dove rituali e trattamenti profumano di ginepro selvatico, mirto profondo ed elicriso che sa di sole e di liquirizia. Aromi densi, ancestrali, capaci di fissare l’istante per sempre.




La prima colazione è un risveglio identitario tra yogurt, formaggi e salumi di capra, miele di macchia, pani fatti in casa e torte da credenza. Due i ristoranti: Il Ginepro aperto a pranzo e cena, e Rosso Tramonto tra le pareti dipinte dall’artista Crisa con un grande chef table in legno massello a vista sulla cucina. Una cucina tesa in perfetto equilibrio tra la tradizione più profonda e i guizzi della ricerca contemporanea. Lo chef Angelo Biscotti alleggerisce, rispetta, distilla l’autenticità isolana. Piatti puliti. Sapori netti. In tavola arrivano le rare lorighittas fatte a mano, esaltate dalla bottarga di Cabras. La fregula turrada con pecora nera di Arbus. I tradizionali culurgiones alla mentuccia. Il pescato del giorno, scottato al timo, che profuma di mare e di macchia mediterranea. E Su Filindeu, il brodo a centro tavola, rito conviviale di antica tradizione. D’estate si può cenare sulla spiaggia al Maestrale: solo tre coppie, sedute basse sulla sabbia e davanti il mare.




Ho dormito nella camera 30. Soffitto a capriate di legno imbiancate, una vasca-alcova con pareti d’artista, balconi sui due lati e la vista che si perde tra le dune. Un paesaggio ipnotico, che sembra immobile, ma non lo è. La sabbia si muove. Disegna onde su onde. Architetture effimere che il vento cancella e riscrive. Ci si ritrova, senza accorgersene, restituiti alla meraviglia del contemplare.
Sono arrivata qui il 21 ottobre, a fine stagione. Il tempo perfetto, quando il turismo si ritira e resta l’essenza. Maestrale potente e spiaggia vuota. Una distesa infinita, a perdita d’occhio. E poi i tramonti, spettacolo puro. Tra deserto e mare. I colori virano rapidi. Dal rosa cipria al viola, fino a un rosso denso, drammatico, primordiale. C’è un’atmosfera quasi metafisica. Le ombre si allungano a dismisura sulla sabbia dorata. E, quando cala il buio, l’albergo diventa una fortezza protettiva. Un rifugio segreto dove rintanarsi.
Hotel Le Dune Piscinas Loc. Piscinas Ingurtosu, Arbus (VS) – Sardegna – Tel. +39 070 977130 info@ledunepiscinas.com

















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