Ho aggiornato il contenuto della pagina il 3 Luglio 2026

Quasi nascosto, annidato nella falesia a strapiombo sul mare, il Miramalfi è una vertigine di bellezza. Si svela poco alla volta. Scendendo di piano in piano, gradino dopo gradino, tra un giardino di limoni, una terrazza e uno scorcio sul blu.

Un hotel verticale, che quasi sfida la forza di gravità, con un’architettura luminosa e perfettamente integrata nel paesaggio della Costa d’Amalfi. Se l’ascensore scava il cuore della pietra, l’anima del luogo si coglie percorrendo a piedi quelle scale che scendono fino al mare. Giù, incastonata nella balza rocciosa, la piscina si offre allo sguardo come una rivelazione dalla forma naturale, dipinta di un celeste chiaro e riposante che è già firma visiva dell’hotel.

Da settant’anni il Miramalfi appartiene alla stessa famiglia, i Mansi, oggi alla quarta generazione con Alessandro Mansi, giovanissimo e squisito padrone di casa insieme alla madre Ferida Fava, General Manager dell’hotel. <<L’albergo nasce nel 1956 da un’intuizione del mio bisnonno Francesco Mansi>>, racconta. Erano gli anni della Dolce vita, del jet set internazionale che scopriva una libertà nuova, fatta di sole, sandali in cuoio e barche di legno, e il mito della statale 163. In quel clima di fervore e ottimismo, “Miramalfi” fu un’intuizione formidabile, un piccolo capolavoro di marketing d’epoca. In quegli anni, i nomi composti che univano il verbo mirare (guardare, ammirare) alla località erano la massima espressione del desiderio turistico: evocavano immediatamente la promessa di una vista mozzafiato, di un affaccio privilegiato sulla bellezza del mondo. Dire Miramalfi significava condensare in una sola parola la promessa di un panorama assoluto, un manifesto poetico che invitava il viaggiatore a fermarsi e a contemplare la Divina Costiera da una posizione unica.

Nel 2022, la svolta arriva con Ferida. È stata lei, grande appassionata d’arte e design, a ripensare il vecchio albergo di famiglia avviando una ristrutturazione coraggiosa, scegliendo di sacrificare i numeri in nome dell’emozione pura: le cinquanta camere storiche sono diventate 36 camere suite di un’eleganza rara, tutte con balconi e terrazze, inondate di luce e spalancate sul mare. Da trenta collaboratori oggi lo staff in piena stagione conta cento persone: il servizio è eccellente, puntuale, discreto. Nel 2023 è arrivata la quinta stella, nel 2025 la Chiave Michelin: oggi il Miramalfi è un piccolo gioiello di ospitalità italiana, un boutique hotel di un lusso che non grida, fatto di dettagli non comuni e di una ricerca costante per il bello.

Arredi di design italiano, suggestioni Decò, libri, colori pastello e opere d’arte compongono un sofisticato metissage profondamente personale, che non tradisce l’estetica mediterranea. Nella lobby, che accoglie con i suoi colori pastello e le grandi vetrate ad arco, trovano spazio le sculture oniriche di Paolo Sandulli, le iconiche donne con chiome di spugna, e le creazioni Portamarina di Serenella Andolfi che assembla con grazia coralli bianchi e conchiglie in inedite composizioni. Il passaggio verso gli spazi della convivialità è un viaggio cromatico, il trait d’union è il pavimento a scacchiera bianco e nero, elegante e di grande impatto visivo. Al Mario’s Bar si impongono allo sguardo le celebri poltrone Nastro disegnate da Joe Colombo nel 1964: scultoree, con il loro giunco naturale curvato e i cuscini viola (prodotte da Bonacina) e dal fascino senza tempo. Al Ristorante Donna Emma, l’architetto Antonio Girardi ha orchestrato un restyling che abbraccia sfumature via via più scure, pensate per fare da contrappunto alla spettacolare terrazza panoramica dove sono servite la prima colazione e la cena. La proposta fine dining è firmata dallo chef Antonino D’Alessio che interpreta l’identità mediterranea, la materia prima locale con fare contemporaneo e rigore formale.

La sorpresa più intima del nuovo corso si scopre scendendo ancora di un piano. È l’Azur Lounge, un salotto sospeso sul mare che porta la firma di Filippo Marsigli (MarsigliLab), architetto e paesaggista già noto per collaborazioni internazionali che ha costruito un’oasi vegetale, una sorta di giardino pensile dove grandi piante ed elementi botanici avvolgono sedute accoglienti e tavoli discreti. Non un semplice bar bistrot, ma un rifugio di rigenerazione totale, tra il verde mediterraneo e il mare. Il posto perfetto per un cocktail ben fatto e dalla vista strepitosa.

C’è qualcosa che resta andando via, è la sensazione di sentirsi a casa, è l’attenzione dedicata agli ospiti e la cura per i dettagli: dalla chiave della camera (non un’algida scheda magnetica) al servizio in spiaggia dove ogni richiesta ha sempre un volto sorridente e una soluzione.

Hotel Miramalfi, Amalfi

Via Salvatore Quasimodo 3, Amalfi Tel. +39 089 87 15 88 www.miramalfi.com

Ho soggiornato al Miramalfi il 22 giugno 2026