Ho aggiornato il contenuto della pagina il 19 Gennaio 2026

Un piccolo borgo storico in mezzo a una natura selvaggia dove l’orso marsicano è di casa e dove si scoprono luoghi e storie che valgono il viaggio.

Un grande orso bruno dipinto su un muro dà il benvenuto a Pettorano sul Gizio, borgo gioiello tra le montagne d’Abruzzo. È un’opera dell’artista Marco Preziosi, ma soprattutto una dichiarazione potente e identitaria di una comunità che vive “a misura d’orso”, che crede possibile una convivenza tra uomo e fauna selvatica senza conflitti.
Pettorano è arroccato lungo un crinale roccioso, che domina il corso del fiume Gizio e la Riserva naturale regionale Monte Genzana Alto Gizio: tremila ettari di natura protetta (dal 1996) che rappresentano un importante corridoio ecologico tra il Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e il Parco nazionale della Majella. Tra queste foreste transitano e abitano lupi, orsi, caprioli, cervi e tanta altra fauna appenninica.


Il centro abitato ricade interamente nella Riserva e la figura dell’orso marsicano è familiare e ricorrente: c’è una scultura di mamma orsa con il suo cucciolo all’ingresso del Municipio; lungo i sentieri che si snodano ai piedi del paese si incontrano tabelle e segnali che illustrano abitudini e comportamenti dell’animale; nel Castello Cantelmo in cima all’abitato è stato inaugurato il Museo dell’Orso per raccontare anche ai più piccoli il grande mammifero che è specie protetta e parte integrante del patrimonio naturale e culturale dell’Abruzzo.
Ma soprattutto a Pettorano c’è la sede di Re-wilding Appenines, l’associazione di giovani volontari che ogni giorno lavora per preservare e raccontare la bellezza di questa regione, per sensibilizzare le comunità locali, le istituzioni e i visitatori che è essenziale proteggere gli ecosistemi del territorio, garantire la conservazione per le generazioni future e creare una nuova economica sostenibile.

Pettorano non è soltanto l’unico centro abitato presente in una riserva regionale, è anche – dal 2002 – nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia. Il centro storico – che incantò anche l’incisore olandese Escher – è un intrico di scalinate e piccole vie silenziose che si arrampicano sino al Castello, testimonianza del carattere difensivo del borgo come anche i resti della cinta muraria e le cinque porte di accesso.
Si passeggia tra bei palazzi nobiliari con stemmi e portali in pietra come La Castaldina con la sua scenografica facciata tardo barocca, Palazzo Croce che conserva nell’atrio un prezioso frammento epigrafico dell’Edictum di Diocleziano, ed ancora il settecentesco Palazzo Vitto Massei che racconta la sua storia secolare, qui dimorò Re Ferdinando di Borbone nel 1832.

A Palazzo Vitto Massei, custodito oggi con passione da Eugenio Massei, che anni fa ha scelto di tornare a Pettorano e prendersi cura del palazzo di famiglia, si dorme in tre belle camere dai soffitti a volta che si aprono sul giardino pensile (che dà il nome al b&b Il Giardinetto di Pettorano): uno spazio di quiete e bellezza, una balconata dalla vista mozzafiato sulla valle. Il palazzo – che dal 1991 fa parte della rete Dimore storiche italiane ha un doppio ingresso e un’architettura che si dipana su più livelli tra passaggi voltati e scalinate: il portone sulla via provinciale svela le cantine storiche e gli spazi un tempo destinati alle carrozze, il portone su Via S. Antonio introduce all’appartamento nobile.


C’è poco altro a Pettorano, ma questo è il suo fascino: un solo bar in piazza, la Pizzicheria da Costantino e due ristoranti a conduzione familiare: La Locanda e Il Torchio nelle cantine del Palazzo ducale dove ancora si conserva un torchio in legno del ‘600. Qui il piatto principe è la Polenta Rognosa a base di farina di granturco macinata a pietra e acqua del fiume Gizio, cibo tipico dei carbonai. Viene servita con lardo e salsiccia, con pecorino del Monte Genzana, o con i mugnoli, una sorta di broccoli selvatici: se si è fortunati si assiste alla preparazione, al lancio della polenta e al taglio con il filo che fa il mastro Michele con tanto di poesia in dialetto locale.


A valle del paese si passeggia lungo il fiume Gizio fino ad arrivare al Parco di archeologia industriale che conserva antichi mulini, canali e opifici idraulici di epoca pre-industriale.

Di qui passa anche un tratto della Ferrovia dei Parchi, la Transiberiana d’Italia, che parte da Sulmona e attraversa – a bordo di carrozze degli anni Trenta e Cinquanta – paesaggi e borghi della Maiella e degli altopiani d’Abruzzo.