Ho aggiornato il contenuto della pagina il 19 Settembre 2025
Due giorni e una notte in rifugio per avvistare i cervi e ascoltare il loro potente bramito. Destinazione Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise con Wild Life Adventures, l’associazione di Umberto Esposito che per me è un faro tra quelle montagne.
La stagione degli amori dei cervi inizia a fine estate, tra settembre e i primi di ottobre: il maschio si isola dagli altri e comincia il corteggiamento delle femmine. Un rituale ancestrale fatto di versi cupi e profondi. È il bramito che è richiamo e monito, un suono potente che riecheggia tra i monti. Per gran parte dell’anno il cervo è muto, ma con la stagione degli amori rompe il silenzio. Salire in quota e assistere a questo spettacolo è un’esperienza, una connessione profonda con la natura.


Siamo partiti alle 15 dal piano Le Forme – Valle fiorita, siamo sei (con me c’è mia figlia Piera) e la nostra guida si chiama Falco, mai nome più evocativo. È di Pettorano sul Gizio e studia il comportamento della fauna selvatica. Zaino in spalla, bastoncini e binocolo. La nostra destinazione sono i Monti della Meta, sul versante molisano del Parco Nazionale. Sentiero M1: due ore di cammino nel bosco, una faggeta fitta che quasi copre il cielo. Il dislivello è notevole, 400 metri, il sentiero si arrampica tra roccia, radici possenti e terreno. Più saliamo, più si sentono echi di bramito.



Arriviamo sull’altopiano a quota 1800 metri, con il sole ancora alto. Ed ecco il primo branco di femmine, sono su un crinale scosceso, lontane ma visibili a occhio nudo. Con i binocoli mettiamo a fuoco la scena: una ventina di femmine e un grosso cervo bruno che si avvicina emettendo il suo urlo d’amore. Ci spostiamo poco più in alto, un punto perfetto per l’avvistamento: ci circondano i Monti Marsicani con La Meta che supera i 2200 metri, la faggeta ai nostri piedi, un grande pascolo con dozzine di mucche e i ruderi di un vecchio stazzo di pastori.




Falco monta il cannocchiale. Più il tempo scivola verso il tramonto, più aumentano i bramiti. Ecco due cervi che si avvicinano, il bramito è un avviso per l’avversario, un monito ad allontanarsi. Se uno dei due non indietreggia si arriva allo scontro e talvolta fino alla morte. La serata ci regala anche la vista di alcuni camosci e di grifoni. Scendiamo col buio nel folto del bosco, torce frontali e passo attento. Dopo circa due ore siamo al Rifugio Campitelli per la notte: una casa in pietra nel bosco, sul pianoro Campitelli (quota 1445 metri) facilmente raggiungibile in auto, a circa 10 km da Alfedena e a venti spettacolari tornanti da Pizzone. Un posto per ritrovarsi, senza alcuna connessione, solo cielo stellato e silenzio intatto. Ci apre Daniela, la cena è quasi pronta, la tavola apparecchiata e i letti fatti. Pasta e lenticchie, salsiccia e patate al forno e una torta fatta in casa. Il rifugio ha dieci posti letto al piano di sopra, un’unica grande stanza e due bagni. Grosse doghe di legno al pavimento e nel salone pranzo una stufa a legno e una piccola libreria. Tutto molto accogliente e pulito, letti comodissimi. Il risveglio è alle cinque per poter uscire poco prima dell’alba: un’altra ascesa, una seconda escursione in quota per una nuova giornata di bramiti.



Wild Life Adventures è il mio riferimento per questa zona d’Abruzzo. Sul sito trovate varie proposte. L’escursione descritta richiede un buon allenamento e un equipaggiamento adeguato: in quota fa freddo anche a settembre, pile, giacca a vento, cappello e guanti sono necessari. Pantaloni lunghi, ricambio di T-shirt e scarponcini alla caviglia obbligatori. I bastoncini salvano le ginocchia! Portare almeno 1 litro d’acqua. Binocolo e torcia frontale sono forniti da Wild Life Adventure
















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