Ho aggiornato il contenuto della pagina il 13 Febbraio 2026
Rinascere in convento. Il mio reportage sul Basso Cilento pubblicato su DOVE, novembre 2025.

Cuccaro Vetere è un paesino sul fianco del Gelbison, il Monte Sacro del Cilento, dove si contano più o meno trecento abitanti, tra i quali due ragazzi arrivati dal Nord, Alberto Carrato e Maria Chiara Faganel, 29 e 27 anni. Laurea, master e una carriera avviata, hanno lasciato la vita di città, lui Milano e lei Gorizia, per <<vivere con altri ritmi, fare accoglienza in modo rispettoso e sostenibile, e raccontare il Cilento più nascosto>>.
Ad aprile hanno aperto il loro experience hotel di 7 camere tra le mura dell’antico Convento Francescano che il Comune ha ristrutturato con fondi europei preservando frammenti di affreschi trecenteschi, volte in pietra e porzioni di intonaci del ‘700. Un posto di fascino, di un’eleganza sobria e minimale, che combina mobili di recupero rurale e design contemporaneo. Chi viene qui trova silenzio e aria buona, il piacere di un piatto di pasta al pomodoro raccolto nell’orto, il tempo lento per leggere, esplorare, riconnettersi con la natura.
Per Alberto è in realtà un ritorno alle radici, Cuccaro è il paese di suo padre Dante, emigrato negli anni Sessanta e scomparso qualche anno fa. Anche sua madre Patrizia lo ha seguito, si occupa della cucina dell’Osteria del Convento: una manciata di tavoli nel chiostro e ricette veraci. La loro è una storia di tornanza, di riscoperta e nuove prospettive, di quelle che stanno cambiando il volto di tanti paesini del Sud Italia. Hanno portato fermento: organizzano mostre d’arte nella navata della chiesa, degustazioni di vini e passeggiate tra le vie del centro antico.

Intorno la natura è sovrana, massicci calcarei, castagneti a perdita d’occhio, rupi ammantate di pini d’Aleppo e fiumi che hanno scavato gole profonde, come il Mingardo, il mitico Stige dell’Eneide che dal Gelbison arriva sino al mare di Palinuro. In località San Severino di Centola, lungo la Sp17b, il letto del fiumesi raggiunge percorrendo una gradinata che conduce all’Oasi Panoria, nella Gola del Diavolo: in uno scenario selvaggio si staglia il Ponte Ferroviario di epoca fascista rimasto in funzione fino al 1965, opera civile imponente, a otto arcate in mattoni rossi,che fuoriesce dallo sperone roccioso dove si scorge il piccolo borgo abbandonato di San Severino, impervio e silente, con le sue case in pietra, i resti della torre longobarda e del palazzo baronale. Un sentiero si arrampica fino in cima, atmosfera e panorama emozionano: il paese fantasma fu baluardo strategico lungo il fiume, oggi se ne prende cura l’Associazione Il Borgo organizzando incontri di poesia, teatro e sapori.



Resilienza è la parola che permea profondamente questi luoghi da attraversare con passo lento e cuore aperto. Sono stati terra di monaci e briganti, di pastori, partigiani e pellegrini (di qui passa il millenario Cammino di San Nilo) ed ora di un nuovo turismo che non urla, più consapevole, curioso. Chi si spinge fino a Bosco, frazione minima di San Giovanni a Piro, alle pendici del Monte Bulgheria con vista sul golfo di Policastro, visita la Casa Museo di Josè Ortega, il pintor della Mancha, amico e allievo di Picasso, che qui approdò esule e visse per vent’anni.
L’arte è un altro fil rouge. Pisciott’Arte è la biennale (la prossima è nel 2026) che popola il bel centro storico di artisti internazionali ed eventi diffusi. Svedesi e inglesi hanno iniziato a comprar casa, rapiti dal paesaggio sospeso tra ulivi e mare, dai vicoli di pietra e dai palazzi gentilizi con portoni scolpiti. Mareulivo è il posto dove fermarsi: nel cuore del paese, è il boutique hotel di Lea Pinto e suo marito Massimo, un palazzo antico, un tempo monastero e oggi albergo di charme dove l’arte è di casa. Undici camere, intime, curate in ogni dettaglio, una terrazza che toglie il fiato dove la prima colazione è rito, e un’accoglienza attenta, garbata in ogni gesto.
La sera si va alla Cantina Lamadè dove non c’è un menu stampato, ma piatti di cucina viva, che cambiano ogni giorno, raccontati a voce. Daniele è il cuoco, sua moglie Enza in sala con le figlie Laura e Maria. Un progetto di famiglia, identitario, vero. Storie e sapori cilentani: la mozzarella nella mortella, le alici di menaica, le olive pisciottane, la pasta fresca fatta con il grano antico Carosella. <<Vieni che ti racconto il Cilento>> è il loro mantra: si chiacchiera, si condivide e qualche sera c’è anche musica.


C’è un sentimento che unisce tutti questi paesini del Cilento antico: è il piacere della scoperta per chi arriva, del racconto appassionato per chi accoglie. Si va via con la promessa di tornare per quanto si è stati bene. Succede a Gustophia, la “dispensa popolare” di Annacarla Tredici a Omignano: pit stop per comprare prodotti buoni, per fare un aperitivo o una degustazione deiformaggi che Annacarla produce dal 2018 nella Tenuta Principe Mazzacane insieme al marito Andrea Giuliano. Dal 2018 allevano capre dell’antica razza cilentana a pelo lungo, duecento esemplari che pascolano alle pendici del Monte Stella, e produconocacioricotta, yogurt e formaggi sani e dal gusto raffinato. Il Cilento montano e pastorale è anche un gran viaggio gastronomico.
È vicina Rocca Cilento: un grappolo di case in pietra, abbarbicate a quasi 600 metri di quota, stradine tutte in salita e appena quaranta abitanti. Il cielo d’autunno regala tramonti di fuoco e profumi di legna che arde. Palazzo Angelina The Flying Goat nel piccolo slargo prima della salita alla Rocca èl’indirizzo che si vorrebbe tenere per sé: un palazzo signorile dalla storia millenaria che Angela Caporella, ha recuperato e arredato con amorevole cura, <<per ricreare l’atmosfera magica della casa di mia nonna>>. Oltre il portone si svela una corte di pietra con una palma rigogliosa e inaspettata che introduce alla casa: un’infilata di stanze abitate da collezioni di porcellane, antiche ceramiche, stampe e ritratti d’epoca, e un giardino pensile segreto, con orto e piscina, che si affaccia su un panorama immenso. Si vedono le creste dei Monti Alburni, il bacino dell’Alento e piccoli villaggi sparsi. Angela ha portato nel borgo l’arte contemporanea e le opere site specific di Tilde Greene con il progetto nazionale Una boccata d’arte, schiude porte e storie rare come quella di Serafina, capelli bianchi e occhi vispi: è suo il frantoio più antico e bello del paese, capolavoro del ‘700, e sua è la casa che ospita la vecchia Scuola del paese che conserva registri e calamaio della maestra Adele, foto d’epoca, banchi e panche di legno. Un salto nella storia, nei primi anni del Novecento, quando quassù si arrivava in calesse.





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